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Cortocircuito sanità e giustizia. La vita impossibile di un malato agli arresti domiciliari

di Antonio Augello ( Articolo pubblicato sul Quotidiano del Lazio )
Il caso di un giovane, attualmente agli arresti domiciliari per una condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione, affetto da HIV e neoplasia timica

Cortocircuito sanità e giustizia. La vita impossibile di un malato agli arresti domiciliari

Nel sistema politico di riforme annunciate, promesse, “minacciate” e quasi sempre abortite, ci sono quelle relative ai due gangli vitali per eccellenza di uno Stato democratico evoluto e rispettoso dei propri cittadini, Giustizia e Sanità. Va ricordato, che, al netto degli obblighi imposti dalla Comunità Europea in cambio di assegni in valuta EURO necessari a “sbarcare il lunario” di un’Italia sommersa dal debito pubblico e perennemente soffocata dagli interessi passivi determinati soprattutto da sprechi e ruberie commesse a vario titolo ( incapacità, illegalità, superficialità, incompetenza), ogni Governo insediatosi in quel di Palazzo Chigi negli ultimi trent’anni ha voluto “inaugurare” il proprio sotto l’egida del Santo Gral delle riforme. I risultati li conosciamo tutti.

Ma, tant’è, il presente impera e dunque è doveroso riferirsi all’opera riformatrice dell’attuale Governo a guida Meloni, che ormai non possiamo più definire di Destra visti i progressivi quanto forse inevitabili disconoscimenti delle politiche di cui era stato portatore fino al giorno successivo al passaggio della campanella.

La guerra con parte della Magistratura
Tornando ai due Ministeri sopra citati, mentre impazza la guerra non più fredda con una pezzo di Magistratura fin troppo devota al proprio credo politico e mentre si strizza sempre di più l’occhio ai famelici imprenditori della Sanità Privata, in balìa di una fallimentare Riforma Cartabia e di una sempre più compromessa situazione ospedaliera, la società civile è costretta tutti i giorni a fare i conti con la drammatica realtà.

Ci sono inoltre, alcune situazioni in cui i Ministeri sopra richiamati si trovano ad essere necessariamente coinvolti in un’unica fattispecie, provocando un mix esplosivo a tutto danno delle persone che loro malgrado ne vengono investite.

E’ il caso di un giovane cittadino della Regione Piemonte, attualmente agli arresti domiciliari per una condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione ed affetto da HIV e neoplasia timica, già in rianimazione nel 2019 per AIDS conclamata, costretto spesso a recarsi presso il Policlinico di Milano sia per accertamenti diagnostici che per il recupero del farmaco salvavita.

Ne parliamo con il suo legale, Avv. Antonino Castorina, noto penalista del Foro di Reggio Calabria
Avv. Castorina, ci racconti brevemente la situazione del suo assistito

Preferisco non entrare nella vicenda processuale che ne ha causato la detenzione pur tuttavia devo rappresentare la circostanza generale che in ragione di inderogabili e documentali situazioni di salute è del tutto evidente che l’autorità giudiziaria debba consentire le corrette cure onde evitare situazioni che siano contrarie a quanto recita l’articolo 32 della nostra Costituzione rispetto al Diritto alla Salute.

Questo principio è universale e vale per tutti.

Dunque, se ho ben capito il suo assistito nella sua città non avrebbe nessuna possibilità di cura e l’unico centro a disposizione si trova a Milano, in altra regione.?

Rispetto al diritto alla salute ed in una situazione di oggettiva difficoltà come quella che oggi esaminiamo serve realizzare le cure migliori possibili e mettere il mio assistito nelle condizioni migliori per essere curato, Milano ha struttura avanzate e professionalità indiscussa necessaria per gestire le patologie che colpiscono il mio assistito.

Ci conferma che il giorno 26/06/2025 il suo assistito non avrebbe effettuato una, ovviamente importante, visita infettivologica presso il Dipartimento di Medicina Interna dell’Ospedale Policlinico di Milano? Può spiegarne i motivi?

Rispetto a vicende che afferiscono l’aspetto sanitario del mio assistito in ragione della normativa della privacy ed alla delicatezza delle questioni da affrontare preferisco non entrare nel dettagliare vicende riservate pur tuttavia rappresento che ci sono ritardi nelle risposte alle nostre istanze che possono pregiudicare le condizioni di salute e di vita del mio assistito.

Trovare il farmaco salvavita
Ci può spiegare il corto circuito in cui il suo assistito si ritrova quando deve recarsi a Milano per il vitale reperimento del farmaco salvavita necessario alla suo già compromesso stato di salute?

La situazione è delicata ed a tratti drammatica, la difesa ha presentato istanza di differimento pena proprio in ragione di queste condizioni di vita precaria e per consentire le cure adeguate, ad oggi riscontriamo ritardi sistematici e difficoltà nella gestione di una situazione sanitaria precaria e documentale.

Ci conferma che le diverse istanze o comunicazioni regolarmente inviate dal suo assistito non vengono ancora ad oggi lavorate per mancanza di organico da parte dell’ufficio di sorveglianza competente?

In questi gironi ci è stata data comunicazione della convocazione di una serie di udienze che riguardano sia il differimento pena che il reato continuato pur tuttavia spesso non abbiamo riscontro tempestivo rispetto ad ulteriori richieste che riguardano autorizzazioni necessarie e vitali per le condizioni che vive il mio cliente.

Lei si trova sul campo tutti i giorni. Ci dia un parere da tecnico su cosa realmente il Sistema avrebbe bisogno per funzionare…..un po’ meglio.

Sicuramente va riformata tutta la Sorveglianza evitando che il tribunale venga ingolfato ed implementando il personale.

Servirebbero maggiori poteri ai Direttori degli Istituti Penitenziari, magari rispetto alla concessione della Liberazione Anticipata, misure meno invasive per i reati meno gravi, valutando la funzione sociale e rieducativa che deve assumere l’applicazione di una pena detentiva.

Purtroppo, ad aggravare la condizione del detenuto (che è bene ricordare è stato sì condannato per reati comunque odiosi, ma che sicuramente, nel panorama giudiziario odierno, vedono moltissime altre persone a piede libero per gli stessi o per altri reati ben peggiori) è anche in uno stato di patologia mentale che lo hanno costretto all’intervento di un amministratore di sostegno.

Le condizioni del detenuto
Lo abbiamo sentito con interesse anche perché la persona che sta amministrando il condannato di professione è un Operatore Socio Sanitario qualificato. Innanzi tutto, ci aggiorni sullo stato di salute del paziente da lei assistito.

Il mio amministrato ad oggi risulta essere molto provato in quanto si sente privato non solo della sua libertà personale, ma molto preoccupato per l’accesso alle cure per infezione da HIV di cui è affetto. Lo stesso ha sempre voluto porre riparo ai propri errori ed ha stimolato una riflessione critica sul reato commesso. Questo però non gli ha consentito di avere un allentamento della misura anche sotto prescrizione del medico psichiatra che lo ha in carico presso l’asl di competenza con cui lo stesso ha degli ottimi rapporti. Purtroppo il Magistrato di sorveglianza competente non ha ritenuto al momento di allentare la misura detentiva.

Quali sono le maggiori difficoltà in una situazione del genere, e cosa ci si dovrebbe aspettare di più dal Sistema Sanitario per queste fattispecie?

Le maggiori difficolta sono sicuramente il dover prontamente avvisare le forze dell’ordine che per quanto si siano sempre rese molto disponibili e comprensive non sempre risultano telefonicamente raggiungibili. Per questo, abbiamo entrambi sempre avvisato le FFOO anche tramite pec. Purtroppo, il mio amministrato deve anche inoltrare i referti medici e le prescrizioni mediche che attestino la sua presenza negli ambulatori. Anche questo lo rende nervoso, in quanto si sente leso della sua privacy. Lo abbiamo fatto presente agli uffici competenti ma senza avere mai un riscontro in merito alla situazione attenzionata.

Mi preme ricordare che il mio amministrato ha con una condanna che è passata dagli 11 mesi ai 2 anni e 10 mesi di reclusione a seguito di una negligenza dell’avvocato d’ufficio contro il quale è stato avviato un procedimento risarcitorio vista la grave ricaduta del suo errore sulla salute del mio amministrato. Senza questo grave errore, ad oggi avrebbe terminato la sua pena. La situazione non è affatto semplice da gestire. Ho anche tentato ad interpellare il Garante dei detenuti della Regione d’appartenenza, ma senza avere dei buoni riscontri.

Un caso singolare
Ha già vissuto situazioni del genere per altri suoi pazienti?

No, mai. È la prima volta che mi ritrovo ad avere a che fare con questa dinamica che sicuramente risulta complicata da gestire perché gli uffici competenti territoriali avrebbero potuto offrire al mio amministrato una misura più adatta al suo stato di salute ed invece hanno reso solo complicata la gestione di questa misura andando apparentemente contro le prescrizioni del medico psichiatra. Pare infatti che si voglia solo mettere in atto un’azione punitiva ed afflittiva verso il mio amministrato per un reato che non ha nulla a che vedere con quelli che assistiamo quotidianamente e che sono presenti nelle maggiori testate giornalistiche.

Vista la sua costante presenza, ci conferma nei fatti la situazione del suo paziente in ordine alla quotidianità dei rapporti controversi tra Tribunale di Sorveglianza e Servizio Sanitario?

Il servizio sanitario locale ha provato in modo costante a soddisfare le esigenze del mio amministrato ma ciò non toglie che ci siano delle controversie e contrapposizioni fra ciò che viene emanato dal Tribunale di Sorveglianza territoriale e la stessa azienda sanitaria locale che continua a sollecitare affinché la misura possa essere allentata anche a seguito di azioni autolesive/anticonservative da parte del mio amministrato che è un minorato psichico.

La richiesta di Grazia
Secondo lei, al di là degli articoli di legge che prevederebbero una sospensione dell’esecuzione della pena per soggetti nelle stesse condizioni di salute del suo paziente, lo stesso è attualmente in grado di sostenere la situazione attuale?

Credo che il mio amministrato non possa più continuare a sostenere questa situazione; infatti, fin da subito il sottoscritto ha richiesto la Grazia di Giustizia al Presidente della Repubblica. Siamo ancora in attesa di ricevere un responso a distanza di un anno. Ci hanno comunicato che è in fase di istruttoria ma spero che possano almeno allentare la misura e concedere una pena inferiore ai 2 anni e 10 mesi che appaiono essere decisamente eccessivi non avendo altri precedenti di reati efferati o violenti. Ho davvero timore che possa cedere a gesti estremi come ha già tentato di fare nel passato.

E così, mentre si pensa di riformare la Giustizia con la semplice separazione delle carriere dei Magistrati, mentre il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto livelli e condizioni tali da far ritornare alla memoria l’epica figura di Papillon e mentre l’atavica insufficienza di uomini e mezzi impedisce qualunque proposito per un fattivo miglioramento, tutte le crepe di un sistema scollato dalla realtà vengono sempre più alla luce. A tal punto che finanche una misura detentiva mitigata dai domiciliari rischia di diventare oggettivamente insopportabile quando chi la subisce si porta dietro anche il fardello di gravi malattie.

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