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Cosparse il marito di benzina, Valerio Amadio morto carbonizzato a Rieti: processo da rifare

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado nei confronti di Braulina Cozzula, la 44enne accusata dell’omicidio volontario del marito Valerio Amadio.


Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Valerio Amadio, l’uomo morto ormai cinque anni fa a Rieti dopo che la moglie Braulina Cozzula lo aveva cosparso di benzina. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello e disposto un nuovo processo a carico della donna, che in secondo grado era stata condannata a 21 anni di reclusione per l’omicidio del marito e assolta dall’accusa di tentato omicidio nei confronti del figlio 15enne. Per capire come mai la Cassazione abbia deciso di annullare la sentenza bisognerà attendere le motivazioni: in ogni caso, Antonino Castorina e Giuseppe Idà, legali della donna, hanno accolto con favore la decisione della Suprema Corte.”Abbiamo ritenuto approfondire – spiegano Castorina e Idà – la corretta e pertinente ricostruzione dei fatti che hanno poi portato alla condotta contestata tra cui l’incipit dell’episodio incendiario e le specifiche responsabilità dell’imputata in ordine ad un dolo che non emerge, a nostro avviso, negli atti processuali. L’annullamento della sentenza di condanna con il ritorno in Corte d’Appello è un importante step per fare piena verità su quanto avvenuto realmente a Campomoro”.

Era il 25 novembre 2019 quando Braulina Cozzula, a seguito dell’ennesima discussione avuta con il marito, si è allontanata dall’abitazione con il figlio più piccolo, di soli 7 anni. La donna si trovava in forte stato di alterazione dovuto all’abuso di alcol: è andata a un distributore di benzina e ha riempito alcune bottiglie, tornando poi a casa. Qui ha scoperto che il marito, preoccupato del fatto che si fosse allontanata con il figlio, aveva chiamato i carabinieri. Ed è a quel punto che ha preso le bottiglie di benzina, svuotandogliele addosso.
Ciò che accade dopo è probabilmente uno dei punti più controversi dell’intero processo. Quando Cozzula versa la benzina addosso al marito, il figlio maggiore riesce a fuggire di casa. Cosa abbia però scatenato la scintilla che ha portato all’incendio, non è chiaro. Per la difesa non è escluso che la donna volesse solo spaventare il marito e che il rogo sia stato scatenato da cause indipendenti dalla sua volontà. Motivazioni che l’accusa invece respinge al mittente, contestando invece la volontarietà dell’azione della donna. Una delle ipotesi è che la Cassazione voglia chiarire questo aspetto prima di confermare una sentenza di condanna o assolvere la donna, che al momento si trova reclusa nel carcere di Rebibbia. ( Articolo pubblicato su FanPage Roma A cura di Natascia Grbic )

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